Gli Spettatori su “Macbetto o la chimica della materia”

in scena: Roberto Magnani, Consuelo Battiston, Eleonora Sedioli. Regia di Roberto Magnani.

Uno spettacolo per pochi, il Macbetto di Giovanni Testori. Per pochi spettatori, invitati a salire sul palco in un’atmosfera intima, diretta, schietta.

Per pochi “intenditori” e conoscitori, del Macbeth se vogliamo, ma soprattutto di Testori, un autore controverso, dirompente, che restituisce un teatro un po’ border line e che, per sua stessa ammissione, se non crea turbamento non funziona. La lingua stessa che Testori utilizza, un misto di dialetti e latinismi, quasi un Cecco Angiolieri contemporaneo, ci porta in una dimensione disturbante, di spaesamento. Dove siamo? Ma soprattutto quando siamo)

Lo spettacolo ha inizio nel buio, si sente un rumore come di impastamento, umido, di masticazione, che crea da subito una sensazione di disgusto e di tensione. Cosa stiamo per vedere? E poi una voce: “Merda… Sangue …” si apre così allo spettatore, l’immagine di Macbetto (Roberto Magnani), in divisa, che si cosparge di fango.

Un Macbetto che si presenta come un generale, ma che assume via via l’aspetto di una fanciulla indifesa in balìa degli eventi. Dal parto in scena della strega (Eleonora Sedioli), figura contorta, nel corpo e nella presenza, un ragno quasi, uno spirito, un demonio, un’ombra,  fino all’arrivo di Ledi Macbet (Consuelo Battiston), fallica, ambiziosa, crudele paladina in difesa della donna. Femminile e maschile che trovano corpo nei personaggi, a prescindere dal corpo fisico. Gli attori, un po’ tre universi a sé, al lavoro su piani differenti, ma nel complesso, funzionavano.

Uno spettacolo interessante, sorprendente, dissacrante.

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